Regno Unito: le tendenze dell’immigrazione smentiscono le paure

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Negli ultimi mesi il tema dell’immigrazione nel Regno Unito è tornato al centro del dibattito politico e mediatico. Titoli allarmanti parlano di “emergenza” e di “arrivi incontrollati”, alimentando paure diffuse. Tuttavia, i dati ufficiali raccontano una realtà molto diversa.


Migrazione netta in calo

Secondo l’Office for National Statistics (ONS), la migrazione netta – cioè la differenza tra chi arriva e chi lascia il Paese – è quasi dimezzata nell’ultimo anno: “La migrazione netta a lungo termine è diminuita di quasi il 50%. Il numero di persone che immigrano meno il numero di persone che emigrano è provvisoriamente stimato in 431.000 nell’anno terminato a dicembre 2024, rispetto a 860.000 dell’anno precedente.”

Questa riduzione è dovuta in particolare al calo dei visti per motivi di lavoro e studio, soprattutto per i familiari a carico: “Si è registrata una diminuzione del 49% dell’immigrazione per motivi di lavoro (richiedenti principali)… e i familiari di studenti sono diminuiti dell’86%, passando da 121.000 a 17.000.”


Un fenomeno nella media dei Paesi ad alto reddito

Il Regno Unito, nel lungo periodo, non è un caso eccezionale rispetto ad altri Paesi sviluppati. Come riportato dal Migration Observatory: “Il Regno Unito ha registrato, in media, livelli di migrazione simili a quelli di altri Paesi ad alto reddito nel corso degli ultimi decenni. La migrazione netta è stata di 431.000 nel 2024, un forte calo rispetto agli alti livelli insoliti del 2022 e del 2023. … Nel 2024, il 69% dell’immigrazione non proveniente dall’UE era dovuto a motivi di lavoro e studio.”


Chi arriva davvero: studenti e lavoratori qualificati

La maggior parte dei nuovi arrivi è composta da:

  • Studenti internazionali, attratti dalla qualità delle università britanniche.
  • Lavoratori qualificati, richiesti in settori chiave come sanità, tecnologia, ingegneria e servizi specializzati.

Molti familiari a carico (“dependants”), una volta nel Paese, trovano un impiego, contribuendo così ulteriormente al mercato del lavoro.


Contributo fiscale e costi sostenuti dagli immigrati

Gli immigrati non solo lavorano e pagano tasse, ma affrontano anche costi significativi per poter risiedere e lavorare nel Regno Unito: “Un immigrato paga in media circa 1.900 sterline di tasse per il visto e 2.600 sterline per il contributo sanitario (Immigration Health Surcharge – IHS), mentre i datori di lavoro che lo sponsorizzano versano un ulteriore contributo per le competenze di circa 800 sterline per immigrato.” (Office for Budget Responsibility – OBR)

Secondo il Migration Observatory, l’impatto fiscale netto degli immigrati rappresenta meno dell’1% del PIL ed è generalmente positivo per i nuovi arrivati, che tendono a contribuire più di quanto ricevano in servizi pubblici.


Conclusione: oltre la paura, i dati

I fatti parlano chiaro:

  • La migrazione netta è in calo.
  • La maggior parte dei nuovi arrivi è composta da studenti e lavoratori qualificati.
  • Gli immigrati contribuiscono in modo significativo all’economia, alle entrate fiscali e al finanziamento dei servizi pubblici.

Guardare ai dati ufficiali, invece che ai titoli sensazionalistici, è il modo migliore per affrontare l’immigrazione in modo costruttivo e realistico.

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Dr Aisha Barbara Farina,
Director, Chartered Linguist


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