Cittadinanza italiana: la Corte costituzionale respinge i dubbi sul decreto-legge 36/2025

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Il 12 marzo 2026 la Corte costituzionale ha pubblicato un comunicato ufficiale con cui ha annunciato di aver respinto le questioni di legittimità costituzionale sollevate contro l’articolo 1 del decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, che introduce nuove disposizioni in materia di cittadinanza italiana.

Si tratta di una decisione molto attesa, soprattutto da chi segue il tema della cittadinanza italiana iure sanguinis, perché il decreto ha introdotto cambiamenti rilevanti rispetto alla normativa precedente.

Cosa prevede il decreto-legge 36/2025

Il decreto ha modificato il sistema tradizionale della cittadinanza italiana per discendenza, stabilendo che chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza può essere considerato come se non avesse mai acquisito la cittadinanza italiana, salvo alcune eccezioni specifiche.

La cittadinanza può essere riconosciuta solo se ricorre una delle seguenti condizioni:

  • la domanda di riconoscimento è stata presentata entro il 27 marzo 2025;
  • un genitore o un nonno possiede (o possedeva al momento della morte) solo la cittadinanza italiana;
  • un genitore ha vissuto in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza italiana e prima della nascita o adozione del figlio.

Queste regole rappresentano una significativa limitazione rispetto al passato, quando la cittadinanza poteva essere trasmessa senza limiti generazionali attraverso il principio dello ius sanguinis.

I dubbi sollevati dal Tribunale di Torino

Il Tribunale di Torino aveva sollevato diverse questioni di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale.

In particolare, i giudici avevano contestato:

  • una possibile violazione del principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione);
  • l’eventuale retroattività della norma, che secondo il Tribunale avrebbe potuto comportare una sorta di revoca implicita della cittadinanza;
  • il possibile contrasto con norme del diritto europeo, in particolare con quelle che collegano la cittadinanza dell’Unione europea alla cittadinanza di uno Stato membro.

La decisione della Corte costituzionale

La Corte costituzionale ha stabilito che:

  • le questioni sollevate dal Tribunale di Torino sono in parte infondate e in parte inammissibili;
  • non sussiste una violazione del principio di uguaglianza;
  • non vi è incompatibilità con le norme dei trattati europei sulla cittadinanza dell’Unione.

Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili le censure basate sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e su alcune disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Cosa succede adesso

La decisione comunicata il 12 marzo 2026 è un comunicato preliminare: la motivazione completa della sentenza sarà pubblicata successivamente.

Tuttavia, il messaggio della Corte è già chiaro:
le modifiche introdotte dal decreto-legge sulla cittadinanza restano valide dal punto di vista costituzionale.

Questo significa che le nuove regole sulla trasmissione della cittadinanza italiana continueranno ad applicarsi, salvo eventuali futuri interventi del legislatore.

Conclusione

La decisione della Corte costituzionale rappresenta un passaggio importante nel dibattito sulla cittadinanza italiana, soprattutto per i milioni di discendenti di italiani residenti all’estero.

Il tema rimane comunque al centro della discussione giuridica e politica, perché riguarda l’equilibrio tra:

  • il principio storico dello ius sanguinis,
  • e l’esigenza dello Stato di definire criteri più restrittivi di collegamento con la comunità nazionale.

Nei prossimi mesi sarà fondamentale leggere la sentenza completa, che chiarirà in modo più dettagliato il ragionamento giuridico della Corte.

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Dr Aisha Barbara Farina,
Director, Immigration Lawyer & Chartered Linguist

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